Mammiferi in città
Nessuna città è mai la stessa. Un po’ perché come qualsiasi organismo cresce e muta nel tempo e un po’ perché per quanto la guardiamo non saremo mai in grado di vederla tutta. Il lavoro di René Schmalschälger in questo senso è un’investigazione che riflette il desiderio di scoprire una città e le sue infinite rappresentazioni.
«Fotografando la città descrivo le persone che la costruiscono, la città come la
scrittura dell’azione umana. Cosa e dove fotografo è in parte casuale (passavo di lì) e in parte razionale (tuffarsi in una zona prescelta). Escludendo le persone dalle fotografie, evito le reazioni emotive automatiche che le persone hanno nei confronti delle altre persone. Utilizzando un’estetica astratta, aiuto lo spettatore a stare lontano da clichè, ironia, cinismo, sarcasmo o posizioni sociali, poiché spesso radicati nella banalità. La città è un luogo dove la maggior parte dello spazio è privato. Lo spazio privato è dove le persone si sentono libere di essere sé stesse, in contrapposizione allo spazio pubblico in cui devono essere socievoli. Nello spazio pubblico, gli istinti e i riflessi sono attivati dall’interazione con il prossimo, dal proiettare desideri e paure sugli altri. Allo stesso tempo l’essere socievole è anche una necessità che ogni persona sente. Così, in un certo senso, lo spazio pubblico può essere sia una prigione che un rifugio. Non vi è privato o pubblico in uno zoo. Quello di Barcellona è di tipo tradizionale. Gli animali sono chiusi in piccoli spazi e in diretto contatto con la gente. I visitatori possono provare una certa angoscia e iniziare a sentire pena per gli animali. In larga misura è il disegno del giardino zoologico a evocare emozioni.»
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