Nuovi racconti per una cultura accelerata
Il lavoro di Patrick Strattner può essere letto come una sorta di messa in scena “reale”, senza che questa diventi necessariamente finzione. Tutt’altro. Gli scatti del fotografo tedesco sembrano infatti riuscire a cogliere l’essenza autentica delle persone che ne vengono ritratte, costruendo all’interno dei paesaggi che le circondano qualcosa di simile a un sentimento comune eppure intimo e personale, una sorta di racconto privato che a saperlo cogliere sta sotto gli occhi di tutti. Non a caso il suo progetto “XYZ” ha una struttura complessa e si nutre di molti linguaggi, combinando paesaggi e ritratti di chi questi luoghi li abita, pensieri sciolti e interviste accurate. Ecco nelle sue parole i motivi e gli intenti di questo lavoro.
«XYZ è un approfondimento del tema sviluppato da Douglas Coupland nel suo romanzo best-seller “Generazione X”. Ho scelto di seguire le orme di Douglas Coupland e di concentrarmi su Palm Springs e le aree circostanti. Palm Springs è una terra di contraddizioni. Sontuosi prati curati di pensionati incredibilmente ricchi che affollano l’area giustapposti ai barrios in cui vivono le persone che lavorano per loro. Giovani ricchi e famosi condividono la passione per gioco d’azzardo con gli avanzi della società strafatti di speed in uno qualsiasi dei vari casinò che increspano l’orizzonte del deserto. Trapiantati da tutti gli Stati Uniti cercano di ricominciare da capo in una zona dalla fiorente economia, il sole tutto l’anno e la possibilità di realizzare il “Sogno Americano”. E, inoltre, ci sono tanti giovani uomini e donne dalle belle speranze cresciuti nella zona che chiamano casa questo luogo dalla bellezza inconsueta. Essi sono quello che sono, quasi inconcepibilmente, e cercano di vivere una vita normale di fronte alle avversità. Non i figli dei molti residenti ricchi, ma piuttosto la progenie delle persone che lavorano per mantenere intatta la loro vernice lucida. Nella mia esplorazione dei “Gen-Xers”, che sono ormai entrati nell’età adulta, e dei loro fratelli minori, quelli della Generazione Y, ho assistito e documentato sia la loro desolazione, che spesso è quella degli sfollati, nonché la speranza che solo chi da poco si sente libero può veramente esprimere.»
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