DAVID FARRELL: “AMORE”

Nature post coitali

 

Paesaggi da leggere in chiave psicologica e geografie ridisegnate da trame comportamentali e itinerari sociali, scampoli di natura urbana resi luoghi privati e plasmati da una solo apparente casualità, in cui i concetti di libertà e sicurezza guidano modificazioni e percorsi, dove l’utilizzo quasi domestico di luoghi pubblici racconta di intimità difese e segreti svelati. Ne abbiamo parlato con David Farrell, a cui piace definirsi “fotografo del mondo reale”, e che ci presenta i suoi progetti non convenzionali sul paesaggio.

 

«“Amore” (2008) e Close Encounters (2000-2006) sono progetti complementari al mio primo vero progetto sul paesaggio – Innocent Landscapes (1999/2000: Rivisitazioni 2001-2009) –, un lavoro che si è mosso dalla ricerca delle persone scomparse a partire dal conflitto in Irlanda del Nord fino a vari siti nel sud dell’Irlanda. Così, mentre tale progetto ha esplorato il tema “la morte e il paesaggio”, questi ultimi progetti affrontano una questione più radicata, pure connessa a un’altra relazione primaria, quella del sesso. Tuttavia questi lavori recenti sono anche in qualche modo un’analisi del maschio inteso come cacciatore (di sesso, in questo caso) nel paesaggio e il modo in cui il paesaggio viene utilizzato, trasformato e segnato da questa attività.

Close Encounters è nato portando a spasso il mio cane in una zona particolare qui a Dublino e osservando l’attività di “cruising” all’interno di questo luogo a tutte le ore del giorno. Sono paesaggi di notevole profondità psicologica in cui il margine di pericolo viene esplorato tanto quanto il sesso: in questo lavoro la narrazione si svolge in un arco di tempo che va dal giorno alla notte, per il fatto che spesso la gente va lì a una o a un’altra ora in relazione al proprio concetto di “sicurezza” – la sicurezza fisica di giorno, la sicurezza di identità di notte.

“Amore” è nato per caso, mentre cercavo luoghi di “cruising” in una grande pineta fuori Roma – le sedie sembravano metafore potenti per le donne che vi si sedevano quasi tutti i giorni durante l’attesa dei clienti – i materassi, le coperte e così via creavano una strana e a volte inquietante domesticità. Entrambi i progetti sono caratterizzati da una sorta di presenza/assenza che mi piace esplorare, cercando di fotografare sia il visibile che l’invisibile.

Un altro lavoro che vorrei menzionare è il progetto “The Long Grass”. Questo lavoro ha preso forma all’interno di Close Encounters, fornendomi un discreto numero di fotografie che vanno a definire una serie che sta in piedi da sola – è più autonomo in termini di narrazione, nel senso che esplora un semplice “paesaggio post coitale”, ma è potenzialmente più aperto in termini di genere sessuale».

Photo:

© Courtesy of David Farrell

www.davidfarrell.org

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