Le cronache di Atlantide
“Mi ritrovai impegnato nella serie End of Time sull’isola di Santorini per caso“, racconta Barry W Hughes. “Mio fratello e la sua fidanzata avevano scelto l’isola per sposarsi dopo aver condiviso l’amore per le Isole della Grecia per molti anni. Erano rimasti colpiti da Santorini, in particolare, in quanto si tratta di un’isola piccola, tranquilla e relativamente indisturbata. Mentre stavo lì ho trovato molto interessanti la sua storia antica e il suo paesaggio vulcanico, ma anche l’abbandono di oggetti nei campi aperti e il modo in cui il mondo contemporaneo si mescolava con l’antico. A mio avviso sembrava un mondo perduto, un luogo dove il tempo si fosse fermato.” Gli oggetti abbandonati tra gli sterpi sotto il sole feroce di Santorini diventano reperti di un’archeologia nuova, svincolata dal flusso costante e ordinato del tempo, per diventare negli scatti di Hughes elementi di composizioni non-dimensionali e a-temporali, in cui la luce schiaccia su un unico piano tracce di vita recente e di storia millenaria, senza distinzione. L’atmosfera sospesa fissata dal fotografo irlandese sembra raccontare di antichi eventi catastrofici come di piccoli quotidiani abbandoni. “Santorini fu vittima di un enorme eruzione vulcanica nel 1500 a.C.”, spiega infatti Hughes. “L’eruzione è stata così potente che molti ritengono essere la principale causa della distruzione della grande civiltà minoica sulla vicina isola di Creta. A seguito dell’eruzione, il centro di Santorini è affondato, e i molti terremoti che seguirono distrussero gran parte del resto dell’isola, creando quello che sembra essere una piccola isola all’interno dell’isola stessa. Alcuni dicono che la distruzione dell’isola e la leggenda di Atlantide siano collegati.” Mito e realtà convivono in una ricerca fotografica che sembra scavare tra i cocci di singoli accadimenti personali e casualità per ricostruire un affresco più ampio, dove la civiltà cancellata non è necessariamente quella più antica e misteriosa.
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