Danni collaterali
«Sono alla ricerca di luoghi che conservano una traccia delle strutture architettoniche demolite, che in un certo senso parlano della situazione politico-economica di un paese che sta cercando di dare vigore alla propria economia voltando le spalle alla crescita centralizzata, e di promuovere e sovvenzionare la costruzione di complessi residenziali nella periferia dell’area metropolitana». E proprio le periferie delle grandi città messicane diventano nelle fotografie di Alejandro Cartagena lo specchio di una trasformazione urbana senza quartiere, dettata esclusivamente dalle leggi di un mercato che solo apparentemente segue dinamiche precise e ineluttabili, e spesso invece sorprende pure i cosiddetti pianificatori con scarti e sviluppi non pianificabili. I segni di questa corsa al profitto sono sotto gli occhi di tutti, e sono queste ferite inferte al corpo della città e del suo territorio più immediato ad essere al centro della ricerca del fotografo dominicano. «La crescita urbana influenza e causa la decostruzione in aree interne alla città», aggiunge, «in modo diverso rispetto ad altre riqualificazioni urbane e ai piani di crescita dei paesi più forti economicamente, come ad esempio la Cina, dove il governo usa il proprio potere e pianifica lo spostamento della gente dalle loro case in aree urbane centrali. Gli amministratori di qui cercano solo di trovare il terreno più economico al fine di generare maggiori profitti. Il costo dei terreni del centro città è gonfiato dalla speculazione del mercato, portando gli investitori a cercare suoli non urbanizzati per creare nuovi sviluppi privi di ogni genere di infrastrutture».
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